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Chi siamo

L idea di creare LabDem, Laboratorio Democratico, nasce insieme alla candidatura di Gianni Pittella alla segreteria del Pd, in occasione dell ultimo Congresso. Pittella spiegò, girando per l’Italia in lungo e largo, il senso della sua candidatura, impegnandosi a sviluppare un’iniziativa politica, dopo il Congresso, che consentisse di realizzare i punti più significativi del suo programma, parlando non solo a chi dentro il Partito democratico già c’era, ma anche a personalità ed ambienti che, pur non essendo organici ad esso, erano interessati alla sua affermazione come grande partito dei riformisti italiani. Il programma della mozione Pittella indicava in questo senso alcuni punti fermi, che poi costituiranno le condizioni poste per sostenere Renzi. Si possono così sintetizzare: a) Il rilancio del Pd passa attraverso una sua precisa collocazione nel contesto delle famiglie politiche europee. Vanno superate le residue suggestioni di terze vie o di soluzioni anomale giustificate dalla diversa provenienza politica dei fondatori del partito democratico. Occorre che il Pd scelga in modo esplicito il partito del socialismo europeo .
b) E’ necessario affrontare in modo nuovo la questione meridionale superando le vecchie impostazioni rivendicazioniste. Il Mezzogiorno deve essere messo nelle condizioni di contribuire alla crescita del Paese, valorizzando le grandi risorse di cui dispone anzitutto le eccellenze ignorate e facendo di esso un attore, non secondario, dei processi di sviluppo che riguardano il bacino meridionale del Mediterraneo. Si registrano, infatti, in questà¢â‚â„¢area cambiamenti epocali che creano instabilità politica, ma anche opportunità significative per una positiva evoluzione, secondo i ritmi possibili e nel rispetto delle identità locali, delle transizioni democratiche. c) Negli ultimi due decenni l Italia è parsa sempre meno coesa. E la disparità territoriale costituisce un freno alla crescita del Paese, oltre ad impedire che i diritti di cittadinanza vengano garantiti nella stessa misura a tutti i cittadini, in qualunque territorio essi vivano. Occorre superare gli ostacoli vecchi e nuovi che non consentono la piena attuazione del principio di eguaglianza. Non cà¢â‚â„¢è ingiustizia più grande – come ammoniva don Milani – che fare parti uguali tra diseguali. Le politiche del rigore non possono violare questo vincolo morale oltre che giuridico, per esempio rimodulando la spesa sociale attraverso tagli lineari. d) L obiettivo della coesione sociale non può non vincolare anche le scelte compiute dall Ue. Il processo di integrazione ha avuto sin dall inizio come fine fondamentale quello di garantire la pace in Europa non solo prevenendo le guerre, bensì favorendo lo sviluppo in misura tale da migliorare le condizioni di vita dei cittadini europei. Un’Unione percepita come presidio di un’Europa matrigna non può che suscitare sentimenti di disincanto o di vera ostilità nell opinione pubblica. Occorre riorientare l Ue per agevolare la crescita. Si tratta di rendere sopportabili le politiche del rigore (non sempre rispettose di quanto sta scritto nei Trattati), coniugando rigore e ragionevolezza.

e) Bisogna ri-orientare l Ue nello scenario internazionale, ove essa continua ad essere percepita come una non potenza (che si limita a prendere atto delle politiche bilaterali che ciascun stato gestisce per proprio conto), rendendo incisivo il ruolo dell Europa come attore globale, soprattutto nell area mediterranea. In questa ottica, assumeranno un forte valore simbolicole scelte che essa compirà in materia di immigrazione. Occorre un’unica politica europea dellà¢â‚ºimmigrazione e dell’accoglienza, che sia in linea con principi che caratterizzano le tradizioni costituzionali europee, come quello solidarista e internazionalista, ma anche la capacità di prevenire le emergenze umanitarie attraverso politiche della cooperazione che favoriscano una crescita condivisa nei paesi delle due sponde del Mediterraneo, sulla base di una visione bicontinentale dello sviluppo. Tale compito non può essere delegato ai singoli stati membri. Sono questi gli obbiettivi per il cui conseguimento lavora LabDem, che sta crescendo in tutte le regioni, non solo nel Sud. Alcuni di essi sono stati già raggiunti, altri sono presenti nell agenda del Governo, altri ancora saranno perseguiti con maggiore forza adesso, grazie all azione che Gianni Pittella sta svolgendo come presidente del Gruppo dei socialisti e democratici al Parlamento europeo. LabDem ritiene indifferibili le riforme attraverso le quali va ripensato lo Stato per garantire sul serio i diritti. A tal fine è importante sostenere gli sforzi che tendono a dare al Pd l amalgama riformista, una volta che si è scelta la casa del socialismo europeo. Le nuove regole di cui si sta discutendo richiedono attori politici profondamente rinnovati. Occorre rivedere soprattutto la forma partito. Il Pd, oggi ancora troppo obeso e costoso, non può prescindere da un puntuale rispetto al proprio interno del principio democratico. Ciò richiede che il partito nuovo che si va creando al centro si possa realizzare anche in periferia, in tutte le regioni, evitando il rischio che vi sia pace nella città e guerra nelle campagne. LabDem non è una corrente, nà © costituisce una posizione estranea al Pd, che può essere ghettizzata. E’ una struttura che si pone al servizio del partito, che vuole offrire luoghi di discussione a coloro i quali votano per il Pd, ma anche a chi vota per altri partiti del centrosinistra e vuole farsi un’idea delle ragioni che stanno alla base delle scelte che il Pd compie. LabDem è impegnato, infine, a svolgere unà¢â‚ºimportante opera di formazione rivolta soprattutto al mondo giovanile, e non tanto per formare dirigenti di partito, bensì per consentire una migliore conoscenza delle politiche pubbliche a tanti giovani che si sentono spesso respinti dalla politica, e ciononostante, guardano ad essa con interesse, per capire meglio, dall interno, i meccanismi della decisione politica ed il mondo dei partiti.

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