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I SETTANT’ANNI DELLA COSTITUZIONE

I SETTANT’ANNI DELLA COSTITUZIONE

Salvo Andò

Professore ordinario di Diritto comparato nell’Università Kore di Enna

I SETTANT’ANNI DELLA COSTITUZIONE Salvo Andò Professore ordinario di Diritto comparato nell’Università Kore di Enna La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha 70 anni. Le vicende istituzionali che hanno portato alla sua approvazione ed alla sua, spesso problematica, attuazione rappresentano una sorta di fil rouge attraverso il quale si possono ricostruire i passaggi fondamentali della storia della Repubblica. L’attuale stato di crisi del sistema politico e le distorsioni subite dall’originario modello tracciato dai Padri fondatori, non rende affatto superato l’impianto costituzionale che in tutti questi decenni ha confermato la sua tenuta. E, in tal senso, è significativo il voto espresso dagli italiani il 4 dicembre del 2016 con cui è stata respinta la riforma della Costituzione approvata dal Parlamento. In realtà, si è trattato più che di un giudizio sul merito della riforma, dell’affermazione di un principio (discutibile) secondo cui la legge fondamentale non si può toccare e neppure ritoccare. La disputa tra conservatori e rinnovatori in questo campo dura da sempre e non è certo destinata a concludersi in tempi così difficili come quelli che stiamo vivendo. La Costituzione ha rappresentato, all’indomani della fine della guerra, un punto di incontro tra interessi e posizioni ideologiche tra loro confliggenti che esprimevano le profonde differenze che connotavano la società italiana. Di ciò bisogna tener conto oggi allorché il paese rischia di rompersi di fronte ad una conflittualità prodotta più da ansia di conquista del potere che dalla volontà di affermare una particolare identità culturale. Sarebbe tuttavia auspicabile che in occasione della celebrazione del 70mo si ragionasse insieme sul valore di quel compromesso costituzionale dal profilo alto raggiunto tra i Padri fondatori. Si avverte l’esigenza di liberare il Paese dalle tossine prodotte da una rissa politica che spesso lascia sbigottiti gli italiani per la povertà degli argomenti usati e per il cinismo con cui si disputano brandelli di potere in un’Italia che rischia di essere marginale nello scenario internazionale a causa di una perdita di reputazione sempre più pesante. É utile riflettere sulla nostra storia repubblicana non per recriminare sugli errori compiuti in questi anni, ma per riconoscere le grandi conquiste conseguite da una Nazione sconfitta in guerra e distrutta, anche a seguito di uno scontro tra italiani che fu assai cruento. La Costituzione ha rappresentato, rispetto a questa storia di divisioni e di lutti, un atto di pacificazione attraverso cui guardare avanti, ma senza perdere la memoria. Solo un Paese che sa meditare sugli errori compiuti può costruire presidi che impediscono di ripeterli. Ecco perchè la Costituzione è stata una conquista ma anche una trincea da difendere perchè il passato non tornasse ed ha indicato un ideale percorso di democrazia e di libertà da riconoscere a tutti i cittadini. L’incontro di culture diverse, nella Costituente, ha reso possibile l’approvazione di una Costituzione tollerante che rifiuta l’egemonia di una cultura sulle altre riuscendo a conciliare il lavoro come conquista (e non come merce) ed un capitalismo dal volto mite; la libertà dal bisogno e la valorizzazione del merito; il ripudio della guerra e il dovere di difendere la Patria e di promuovere la pace e la giustizia nei rapporti tra gli Stati. Con la Costituzione la Repubblica ha assunto l’impegno solenne di promuovere insieme lo Stato sociale, lo Stato di cultura e lo Stato di diritto fondato sul rispetto delle garanzie e sul rifiuto del giustizialismo. Sotto tale specifico profilo, la Costituzione è più vitale ed attuale che mai e soprattutto ci consegna un sistema di valori destinato ad essere la bussola della democrazia anche di fronte alle più difficili emergenze. Questa Costituzione ha retto di fronte alle divisioni durissime imposte dalla guerra fredda, anche quando venne meno la simmetria tra assetto governante e processo costituente che si reggevano a vicenda a seguito dell’uscita delle sinistre dall’esecutivo nel 1947. Ha retto come Carta dei valori anche quando ai tempi del centrismo fu inattuata in tutte le sue parti più innovative rispetto allo Statuto Albertino: le Regioni, i referendum, la Corte costituzionale, il CNEL, il CSM. Allora essa fu inattuata, ma non ripensata attraverso riforme costituzionali, né manipolata nella sua dimensione democratica grazie alla dura opposizione organizzata nel Paese e in Parlamento nei confronti della legge truffa del 1953. Si trattò di una battaglia per la Costituzione e contro la restaurazione di un ordine sociale e politico ingiusto più che contro una legge elettorale. La Costituzione ha “governato” il grande processo riformatore che doveva portare al pieno riconoscimento dei diritti civili e sociali per fare entrare attraverso le riforme il Paese nella modernità. Nel corso degli anni, però, il valore della Costituzione è sbiadito essendo venuti meno gli attori che l’avevano progettata ed attuata e sono prevalsi gli impulsi che venivano dalla globalizzazione, dalla dittatura del mercato, dalla politica spettacolo, urlata ma senza idee e passioni. La fine della guerra fredda imponeva un ripensamento di alcuni istituti ma nulla è stato fatto e la Costituzione è stata ritenuta inguaribilmente datata e, se non propriamente da rimuovere, comunque da considerare ala stregua di un monumento del passato. Essa, al contrario, con la sua idea di fondo della persona come centro motore del sistema sociale e di quello istituzionale è più viva che mai. Lo è nella coscienza del Paese che l’ha dimostrato tutte le volte in cui si è trattato di votare le riforme costituzionali. Lo è di fronte alle nuove minacce che mettono a rischio la tranquillità sociale e richiedono più solidarietà e meno individualismo in una situazione in cui il capitalismo torna ad avere un volto ferino che le Costituzioni del dopoguerra avevano cercato di mitigare. Il Paese è più povero e più diviso che mai oltre che più sfiduciato. Nella Costituzione vi sono idee e rimedi per reagire a questo stato di decadenza. Occorre “riconquistare” la Costituzione ristabilendo il primato della politica e battendosi per la riformabilità del capitalismo contemporaneo, insomma opponendosi al trionfo del mercato e della speculazione finanziaria prodotto dalle “rivoluzioni” liberiste. Occorre a tal fine un ripensamento della politica ed occorre un Paese più colto che sappia padroneggiare gli istituti della democrazia ridando ad essi il lustro che meritano. Da tutto ciò dipende la coesione del Paese e lo slancio con cui deve muoversi nello scenario internazionale. Nella Costituzione ci sono valori attualissimi che bisogna sapere efficacemente declinare nel momento presente anche per fare contare di più l’Italia in Europa, in un’Europa sollecitata a dare una versione umanizzante della globalizzazione. La Costituzione italiana, lungi dall’esser superata, ha una struttura e dei principi posti a base della convivenza collettiva che non possono e non devono essere messi da parte né dalla crisi economica e né dalla generalizzata crisi che attraversa il Paese da qualche tempo a questa parte. Se ciò dovesse avvenire sarebbe priva di significato la cittadinanza democratica e obsoleta la stessa idea di Costituzione. É la Costituzione, come presidio del patto tra Popolo e potere, che consente alle Istituzioni di non smarrire il senso della loro tradizione,che nessun mito della globalizzazione e nessuna sbornia mercatista possono dissolvere.

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