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LA FORMAZIONE DELLE LISTE MUTA LA QUALITÀ DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA

LA FORMAZIONE DELLE LISTE MUTA LA QUALITÀ DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA

La formazione delle liste ha messo in forte evidenza ciò che nel sistema politico italiano è radicalmente mutato. Ed è mutato rispetto a ciò che vuole in questo campo la Costituzione. La quale all’articolo 49 dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Per ciò ho sempre scritto che il M5S è una forza eversiva quando vuole sostituire i partiti e la democrazia parlamentare con la cosiddetta democrazia diretta. Ma oggi il dettato costituzionale è stato brutalmente cancellato anche dai cosiddetti partiti personali. La formazione delle liste è stata fatta con una selezione e una epurazione tale per cui i gruppi parlamentari saranno in netta e straripante maggioranza squadre di servizio dei capi. Questo è stato possibile grazie alla legge elettorale che ha sottratto agli elettori il diritto di scegliere col voto la stragrande maggioranza dei parlamentari. Infatti non solo i capilista nei cento collegi plurinominali sono non eletti ma nominati, ma anche nei collegi uninominali non si è tenuto in nessun conto il rapporto del candidato con il territorio. Chi vota PD o FI o M5S o altri nel suo collegio non ha avuto e non avrà diritto di parola. Di fronte al candidato “paracadutato”, o voti il fedele al capo o ti astieni, non hai scelta. Voglio dire che il partito personale inaugurato da Berlusconi nel 1994 ha contagiato tutti gli altri e oggi si presenta persino con un’ulteriore accentuazione. Il personalismo si manifesta anche localmente in scambi tra candidati in partiti diversi: “tu votami e fammi votare nel maggioritario e io ti voto e ti faccio votare nel proporzionale”, e viceversa. È solo la sistemazione personale che conta, è la persona che deve prevalere. Programmi, valori, storia: è tutto azzerato.
Faccio queste amare considerazioni con tristezza e preoccupazione, perché quel che cambia nel nostro paese è la democrazia costituzionale. Non sto dicendo che in Italia non c’è più la democrazia e la libertà. Sto dicendo che c’è un mutamento nella qualità della democrazia, che mortifica e limita il pieno esercizio dei diritti politici dei cittadini e il senso limpido e forte che la Costituzione assegna ai partiti e alla politica. È questo il tema vero che dovrebbe preoccupare chi ancora crede nella battaglia democratica, chi su questo terreno vuole combattere e non arrendersi.

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